Formula1 2016: una gara di sport, futuro e sponsorizzazioni sportive

Formula1 2016: una gara di sport, futuro e sponsorizzazioni sportive
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Vuole il proverbio giapponese che laddove spira il vento del cambiamento, alcuni costruiscano mura ed altri mulini a vento. Maestri secondi a nessuno delle citazioni sibilline, gli abitanti del Sol Levante possiedono un uso della lingua estremamente filosofico e particolare, che ben si adatta ai principi incerti e agli orizzonti sconosciuti. Figli di una terra che regala tanti scossoni quante meraviglie, non a caso, pur in un vocabolario vastissimo, non possiedono alcuna differenza fra la parola “rischio” e la parola “opportunità”.

Giapponesi o meno che dir si voglia, sul nascere di questa stagione di Formula 1 2016, rischi e opportunità percorrono al momento un percorso sovrapposto che non fa intravedere con chiarezza se quella che ci aspetta sarà una temporada di straordinarie battaglie o oziose pennichelle pomeridiane sul divano.

La domanda che la fa da padrone, dopo il lungo inverno di quiete motoristica, non è infatti semplicemente se il resto del gruppo abbia colmato il distacco con le frecce d’argento, ma se abbia saputo trovare quell’ “extra pep in their step” che Stoccarda ha certamente saputo costruire mentre gli altri erano impegnati a rincorrere. È palese infatti che la squadra Campione del mondo abbia giocato a carte parzialmente coperte nel corso di tutti i test, mostrando una sicumera che è propria solo agli sbruffoni o a chi è certo della bontà del lavoro fatto.

Il fatto che Mercedes sia stata l’unica squadra a fare test con piloti alternati, portando in pista entrambi i driver ogni giorno per non sovraccaricarli di lavoro fisico mostra con sufficiente chiarezza che la stella a tre punte vuole arrivare pronta all’appuntamento di Melbourne, ben intenzionata a non lasciarsi recuperare da Ferrari et Similia.



Paradossalmente infatti proprio la squadra di Maranello potrebbe giocare un ruolo prezioso all’interno del Mondiale 2016. Dopo una passata stagione soddisfacente, grazie alla gestione Arrivabene e ad un ritrovato entusiasmo generale, ma anche e sopratutto grazie all’eccellente lavoro di tecnici e ingegneri, pare essere giunto il momento di saldare l’ultimo filo. Se una cosa è certa, infatti, è che la Rossa non può rincorrere per sempre e che, dopo i proclami (palesi o camuffati che siano) occorrono i risultati sul tabellone dei punti e sopratutto sull’impatto generale e sul feeling del modello Formula 1. Se Ferrari, dacché non si vedono altre competitor di livello, nel quadro generale, riuscirà nelle prime due o tre gare a buttare in pista bagarre e competitività, potremo ben dire di vedere la luce in fondo al tunnel.

Beninteso difatti, la partita del 2016 non è -e non può essere- unicamente sportiva. Anzi, la sensazione è che più che una lotta fra piloti e scuderie, quell che va a cominciare debba necessariamente essere una stagione di riscatto per lo sport intero e per il movimento motoristico in generale. Come a dire, la F1 contro tutti. Il Campionato ha l’obbligo di ritrovare credibilità, spettacolo e competitività: tre elementi che l’organizzazione e le parti in causa stanno disperatamente cercando di ritagliare da un quadro normativo negli anni divenuto pesantissimo e pressoché incomprensibile e che gli spettatori oggi possono andare a ricercare in una gran copia di alternative, a differenza di ciò che accadeva in passato.

Siamo giunti, anche se è strano dirlo a qualche giorno dalla partenza del primo GP del 2016, ad un punto di rottura difficilmente sanabile. La corda è tesa e un altro scossone potrebbe essere fatale. Ecclestone e il Circus non possono permettersi un altro anno di trenini chilometrici, di risultati già scritti e di gare di impossibile comprensione per lo spettatore medio. O Melbourne, il Bahrain e la Cina mostreranno ricette più spezzate di quelle dell’anno scorso o la frittata sarà pressoché fatta.

Andando a semplificare molto, uno sport che non è competitivo ed emozionante, è uno sport che viene lentamente abbandonato dagli spettatori e che quindi viene proporzionalmente abbandonato dai contratti di sponsorizzazione. E quando mancano gli sponsor il meccanismo inizia a scricchiolare, non solo in termini economici. Oltre alla pura pecunia, infatti, la F1 non può correre il rischio di perdere il posizionamento di mercato che si era ritagliata negli ultimi dieci anni: quella di uno sport premium, che rappresenta l’eccellenza, il punto più alto del racing, il connubio perfetto fra picco tecnologico, business, jet set ed emozione.

Insomma, nella terra australe inizia una corsa che è molto di più di una semplice gara di macchine. È necessario chiedersi se di fronte a queste incognite si erigeranno muri, o mulini a vento.




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